Instabilità, tendinopatie e la testa che frena il recupero: le patologie della spalla nell’atleta overhead e il ruolo delle yellow flags

SPALLA

Negli sport overhead il dolore alla spalla non dipende sempre esclusivamente da tendini, muscoli o legamenti. Sebbene condizioni come tendinopatie della cuffia dei rotatori, lesioni del cercine glenoideo (SLAP), instabilità gleno-omerale e dolore correlato alla cuffia dei rotatori siano frequenti, il recupero può essere influenzato anche da fattori psicologici e comportamentali.

Per questo motivo una valutazione fisioterapica non si limita a individuare la struttura coinvolta, ma considera anche quegli elementi che possono favorire o rallentare il ritorno allo sport.


Le principali condizioni della spalla nell’atleta overhead

Gli atleti che praticano sport come pallavolo, tennis, nuoto e discipline di lancio sottopongono la spalla a migliaia di movimenti sopra la testa ogni settimana.

Le condizioni più frequenti comprendono:

  • tendinopatia della cuffia dei rotatori;
  • lesioni del cercine glenoideo (SLAP);
  • dolore correlato alla cuffia dei rotatori;
  • instabilità gleno-omerale.

Nella maggior parte dei casi queste condizioni non derivano da un singolo trauma, ma dall’interazione tra elevati carichi di allenamento, recupero insufficiente, adattamenti progressivi della spalla e caratteristiche individuali dell’atleta. Per questo motivo la valutazione fisioterapica deve considerare sia gli aspetti biomeccanici sia il contesto in cui il dolore si sviluppa e persiste.


L’instabilità: quando la spalla perde controllo

Tra tutte le condizioni che interessano l’atleta overhead, l’instabilità gleno-omerale rappresenta una delle più complesse. A differenza di quanto si pensa, non sempre si manifesta con una lussazione evidente: negli sport di lancio e di schiacciata è frequente osservare episodi di microinstabilità, cioè una ridotta capacità delle strutture passive e attive della spalla di mantenere la testa dell’omero centrata nella glena durante movimenti rapidi, ripetitivi e ad alta velocità.

L’atleta può riferire:

  • dolore durante il lancio o la schiacciata;
  • sensazione di spalla “che scappa”;
  • perdita di precisione o velocità del gesto;
  • calo della performance nelle fasi ad alta intensità.

Con il tempo questi sintomi possono indurre l’atleta a modificare inconsapevolmente il gesto tecnico, ridurre l’intensità degli allenamenti o evitare alcuni movimenti nel tentativo di proteggere la spalla. Se questa situazione si prolunga, non vengono coinvolti soltanto i tessuti articolari, ma anche il modo in cui la persona interpreta il dolore e affronta il percorso di recupero.

Per questo motivo, nella gestione dell’instabilità e delle altre condizioni dolorose della spalla è importante considerare anche i fattori psicologici e comportamentali che possono influenzare il ritorno allo sport.


Quando il dolore persiste

Quando il dolore dura per settimane o mesi è normale che l’atleta sviluppi strategie di adattamento. Alcuni diventano più prudenti nell’eseguire determinati movimenti, altri perdono fiducia nella propria spalla oppure iniziano a interpretare ogni sintomo come segnale di un danno ancora presente.

Queste reazioni rappresentano risposte comuni al dolore persistente e, in alcuni casi, possono contribuire a rallentare il recupero e il ritorno all’attività sportiva.


Cosa sono le yellow flags?

Le yellow flags sono fattori psicologici e comportamentali associati a un maggior rischio di persistenza del dolore, disabilità e recupero più lento.

Tra le più frequenti troviamo:

  • paura del movimento (kinesiofobia);
  • tendenza a interpretare il dolore come segnale di un danno grave o permanente (catastrofizzazione);
  • evitamento di alcuni movimenti o dell’attività sportiva;
  • scarsa fiducia nella possibilità di recuperare;
  • ansia o stress legati all’infortunio.

È importante sottolineare che la presenza di una o più yellow flags non significa che il dolore sia “nella testa” e non rappresenta una diagnosi. Si tratta invece di fattori modificabili che possono influenzare il modo in cui il sistema nervoso interpreta il dolore, la fiducia dell’atleta nel movimento e l’adesione al programma riabilitativo.

Le evidenze scientifiche mostrano che fattori come la kinesiofobia, la catastrofizzazione e una ridotta fiducia nel ritorno allo sport possono essere associati a maggior dolore, maggiore disabilità e a un recupero funzionale più lento nelle persone con dolore di spalla persistente. Negli atleti con instabilità gleno-omerale, inoltre, una maggiore preparazione psicologica e una migliore fiducia nelle proprie capacità risultano correlate a un ritorno allo sport più efficace.


Perché il fisioterapista le valuta?

La valutazione fisioterapica non riguarda soltanto forza, mobilità e controllo motorio.

Identificare precocemente eventuali yellow flags permette di costruire un programma riabilitativo realmente personalizzato, integrando esercizio terapeutico, educazione al dolore ed esposizione graduale ai movimenti che l’atleta tende a evitare.

Questo approccio aiuta a recuperare la fiducia nella spalla, migliora l’aderenza al percorso riabilitativo e riduce il rischio che il dolore diventi persistente.

L’obiettivo non è soltanto diminuire il dolore, ma consentire all’atleta di tornare ad allenarsi e competere con sicurezza, recuperando la piena funzionalità della spalla.


In sintesi

Le condizioni della spalla negli sport overhead sono spesso il risultato dell’interazione tra fattori biomeccanici, carichi di allenamento e adattamenti individuali. Quando il dolore persiste, anche gli aspetti psicologici e comportamentali possono contribuire a mantenere il problema e influenzare il ritorno allo sport.

Per questo motivo una valutazione fisioterapica completa considera sia la condizione della spalla sia l’eventuale presenza di yellow flags, così da impostare un percorso riabilitativo personalizzato. Integrare la valutazione dei tessuti con quella dei fattori psicologici permette di favorire un recupero più efficace, migliorare la fiducia nel movimento e ridurre il rischio di recidive.


Riferimenti scientifici

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