Se hai già avuto mal di schiena, probabilmente ti è capitato di pensare: “Ecco, ci risiamo”.
Dopo un periodo in cui il dolore era diminuito, magari eri tornato a lavorare, allenarti o svolgere normalmente le tue attività, una nuova fitta può essere sufficiente per far pensare di aver perso tutti i progressi ottenuti.
Ma una riacutizzazione non significa necessariamente essere tornati al punto di partenza.
Il mal di schiena può avere un andamento variabile: possono esserci periodi di benessere alternati a momenti in cui i sintomi aumentano. Questo non significa che il percorso fatto fino a quel momento sia stato inutile o che la schiena sia nuovamente “danneggiata”.
Vediamo come interpretare una riacutizzazione e cosa puoi fare quando il dolore ritorna.
Perché il dolore può fluttuare?
Il mal di schiena non segue sempre un andamento lineare.
Anche quando i sintomi sono migliorati, possono verificarsi giornate o periodi in cui il dolore aumenta. In alcuni casi è possibile individuare un cambiamento che lo ha preceduto: un allenamento più intenso, molte ore nella stessa posizione, un viaggio, un aumento improvviso delle attività o un periodo di sonno insufficiente.
In altri casi, invece, non è possibile identificare una causa precisa.
Questo è particolarmente importante perché può essere spontaneo cercare “l’errore” che ha fatto ricomparire il dolore. Tuttavia, non sempre esiste un singolo movimento o comportamento responsabile della riacutizzazione.
Il dolore, infatti, è influenzato da diversi fattori e può variare anche in relazione al carico fisico, al recupero, allo stress, al sonno e al contesto in cui ci si trova.
Una riacutizzazione può quindi rappresentare una variazione temporanea dei sintomi, senza significare necessariamente un nuovo danno o un peggioramento strutturale.
Una riacutizzazione non significa che sei tornato al punto di partenza
Quando il dolore ricompare, è facile ragionare in modo “tutto o niente”:
“Prima stavo bene, adesso ho di nuovo dolore: quindi sono tornato come prima.”
Ma dolore e capacità fisica non sono necessariamente la stessa cosa.
Potresti avere più dolore rispetto alla settimana precedente, ma riuscire comunque a camminare, lavorare o allenarti meglio rispetto a qualche mese prima.
Per questo, oltre all’intensità del dolore, è utile osservare anche la funzione.
Chiediti:
- Riesco a svolgere più attività rispetto all’episodio precedente?
- Recupero più velocemente dopo un’attività?
- Riesco a muovermi con maggiore sicurezza?
- Ho mantenuto parte degli esercizi e delle attività che avevo recuperato?
- Il dolore sta tornando a ridursi nell’arco dei giorni?
Questi elementi possono raccontare una storia diversa rispetto al semplice numero associato al dolore.
Inoltre, avere avuto episodi precedenti di mal di schiena rappresenta un fattore associato a una maggiore probabilità di nuovi episodi. Questo non significa però che ogni ricomparsa debba essere considerata un fallimento del trattamento o che il recupero non possa essere mantenuto nel tempo.
Cosa fare quando il mal di schiena ritorna?
La prima reazione potrebbe essere smettere completamente di muoversi.
In realtà, salvo indicazioni specifiche, l’obiettivo è generalmente quello di mantenere le normali attività per quanto possibile, adattandole temporaneamente alla situazione.
Le linee guida raccomandano infatti di fornire strumenti di autogestione e di incoraggiare la continuità delle normali attività, scegliendo anche l’esercizio in base alle caratteristiche e alle capacità della persona.
Recupera le strategie che avevano funzionato
Se durante il precedente percorso avevi imparato alcuni esercizi, movimenti o strategie per gestire il dolore, possono tornare utili anche durante una riacutizzazione.
Puoi, ad esempio:
- riprendere gli esercizi già conosciuti, modificandone temporaneamente volume o intensità;
- mantenere le attività quotidiane compatibili con i sintomi;
- evitare per qualche giorno di aumentare contemporaneamente più componenti del carico;
- osservare soprattutto l’andamento dei sintomi e della funzione nei giorni successivi.
L’obiettivo non è necessariamente aspettare che il dolore arrivi a zero prima di ricominciare a muoversi. Piuttosto, si tratta di individuare un livello di attività sostenibile e utilizzarlo come punto di partenza per una nuova progressione.
Quando è utile rivalutare il percorso?
Non tutte le riacutizzazioni richiedono necessariamente una nuova valutazione fisioterapica.
Può però essere utile chiedere una rivalutazione quando il quadro è diverso rispetto al passato oppure quando non riesci a recuperare la funzione che avevi precedentemente raggiunto.
Ad esempio, può essere opportuno farsi valutare se:
- il dolore continua ad aumentare o non mostra segnali di miglioramento;
- la riacutizzazione dura più a lungo rispetto agli episodi precedenti;
- hai sviluppato sintomi nuovi o significativamente diversi;
- compare una limitazione funzionale importante;
- non riesci più a svolgere attività che prima riuscivi a gestire;
- le strategie che avevano funzionato in precedenza non sono più sufficienti.
In presenza di un cambiamento dei sintomi, una nuova valutazione permette di verificare se il quadro è rimasto sostanzialmente invariato o se è necessario modificare il percorso.
Alcuni segnali, invece, richiedono una valutazione medica, come la comparsa di problemi nuovi nel controllo di vescica o intestino, perdita di sensibilità nella regione perineale, debolezza progressiva agli arti inferiori, febbre associata al dolore o dolore comparso dopo un trauma importante.
Il punto non è evitare ogni riacutizzazione
Quando si parla di mal di schiena ricorrente, l’obiettivo realistico non è necessariamente raggiungere una situazione in cui il dolore non comparirà mai più.
Piuttosto, può essere utile imparare a gestire le eventuali variazioni dei sintomi senza interpretarle automaticamente come un fallimento.
Una riacutizzazione può diventare un’occasione per capire:
- quali attività sono attualmente tollerate;
- quali carichi è opportuno modificare temporaneamente;
- quali strategie aiutano a recuperare;
- quando è possibile tornare progressivamente alle attività abituali.
Questo permette di passare da una gestione basata sulla paura del movimento a una gestione più consapevole del carico e della propria capacità fisica.
Take home message
✔ Il mal di schiena può avere un andamento variabile e una riacutizzazione può verificarsi anche dopo un periodo di miglioramento.
✔ Avere nuovamente dolore non significa necessariamente aver perso tutti i progressi ottenuti.
✔ Non è sempre possibile individuare una singola causa della riacutizzazione.
✔ Durante un episodio può essere utile recuperare le strategie già apprese e modificare temporaneamente il carico, senza interrompere completamente il movimento quando non necessario.
✔ Oltre al dolore, è importante osservare la funzione e la capacità di svolgere le attività quotidiane.
✔ Se il quadro è cambiato o non riesci a recuperare la funzione, chiedi una rivalutazione.
Una riacutizzazione non deve necessariamente significare “ricominciare da capo”: può essere un momento del percorso in cui adattare nuovamente il carico, recuperare le strategie già conosciute e riprendere gradualmente le proprie attività.
Riferimenti scientifici
- National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management. NICE guideline NG59. Updated 2020.
- National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Chronic pain (primary and secondary) in over 16s: assessment and management. NICE guideline NG193.
- da Silva T, Mills K, Brown BT, Herbert RD, Maher CG, Hancock MJ. Risk of recurrence of low back pain: a systematic review. J Orthop Sports Phys Ther. 2017;47(5):305-313. doi:10.2519/jospt.2017.7415.
- Oliveira VC, Ferreira ML, Ferreira PH, et al. Effectiveness of self-management of low back pain: systematic review with meta-analysis. Arthritis Care Res (Hoboken). 2012.